8 maggio 2020

Allocuzione dell’Arcivescovo in luogo della tradizionale celebrazione del “Preggio”

Cappellone di San Cataldo

Signor Sindaco,

la saluto con tutta la cordialità di questo momento che la nostra Taranto è abituata a vivere l’8 maggio di ogni anno, quando consegno San Cataldo alla sua custodia. Vorrei che il mio saluto giungesse a tutte le Autorità civili e militari. Saluto il Prefetto, il Presidente della Provincia, tutte le autorità civili e militari. In tempi normali questa è l’occasione perché la città faccia festa e brilli per mare e per terra dando prova di bellezza, di unità e di eccellenza: Taranto unita per celebrare i suoi tesori storici, la fede, il mare, il santo.

È inedita questa festa del santo patrono, come è stata inedita la Pasqua, come lo sono stati i compleanni caduti in questa quarantena.

Abbiamo dovuto adottare strategie per rendere onore al Signore, ai santi, ai nostri cari ma siamo in ogni caso riusciti a farlo, anzi, abbiamo sperimentato il valore dell’essenziale e di saper vivere anche nelle ristrettezze. In molti abbiamo sentito la privazione dell’Eucarestia, i fedeli sono rimasti obbedienti a casa.

È una festa senza musica, senza fiori, senza luci, quindi senza musicisti, fioristi, elettricisti, senza le maestranze che con il loro lavoro concorrono a onorare la festa. Le feste e le processioni che spesso vengono tacciate come spreco in realtà hanno un indotto che aiuta tante famiglie. Questo comparto sarà l’ultimo a ripartire.  A loro e a tutti i lavoratori in difficoltà a causa dell’emergenza Covid va il nostro pensiero e la nostra preghiera.

È una festa senza fedeli ma non senza fede. Abbiamo bisogno di pregare. Innanzitutto per le persone che in questa pandemia hanno perso la vita, per tutti gli ammalati, per le persone sole, per gli anziani e per quanti sono in difficoltà estreme. Ma colgo l’occasione anche per ringraziare medici, infermieri e operatori sanitari per la loro professionalità e la loro dedicazione senza risparmiare forze.

Siamo in quella che è stata chiamata Fase 2, quella in cui si sta tentando di mettere insieme le ragioni della salute con quella del lavoro, sta accadendo in Italia e nel mondo, quello che a Taranto chiediamo di fare da sempre sebbene senza molto successo, contiamo che perlomeno adesso tutti sapranno “il rischio e la fatica”, come disse papa Paolo VI, oggi santo, agli operai Italsider, che tutta la nostra città vive ogni giorno da troppo tempo.

È una festa che giungerà a voi tramite i media digitali, gli stessi che stanno sopperendo al distanziamento sociale: si lavora in smart working lì dove è possibile, una grande opportunità che ha consentito agli studenti di non perdere contatto con la scuola; non a tutti però! Questi mezzi non sono accessibili a un numero sensibile di alunni, aumentano il divario tra i figli di classi sociali diverse e frustrano il fine egalitario della scuola: dobbiamo far sì che nessuno resti indietro, non possiamo permettercelo.

La grave crisi sanitaria ha avuto ripercussioni profonde sulla capacità di sostentamento di molte famiglie, le Caritas hanno dovuto in fretta allargare il loro raggio di azione, tanti i volontari che si sono adoperati per distribuire quel che, grazie al buon cuore di tanti donatori, ha fatto sì che nessuno si sentisse abbandonato: i tarantini non si tirano mai indietro nel momento del bisogno!

Adesso ci è richiesto uno sforzo di responsabilità, di sacrificio: stiamo facendo rinunce dure, a cominciare da quella ai sacramenti, al fine di sradicare questo subdolo virus, ognuno di noi ha la responsabilità della salute dell’altro e viceversa, non possiamo abbassare la guardia.

È una festa “difficile” ma non cediamo allo sconforto, tutt’altro, il nostro essere cristiani ci induce alla speranza, sempre!

Conosco bene gli sforzi dell’amministrazione comunale a favore dei deboli e dei poveri e ancora una volta offro tutto l’appoggio della Chiesa tarantina alle istituzioni, perché nella reciproca collaborazione si possano dare segnali concreti particolarmente ai più bisognosi. Possiamo anche dirlo chiaramente: Taranto è una delle città e provincie più virtuose, meno segnate dai contagi; la più virtuosa in Puglia. Complimenti alla nostra gente che ha obbedito con rigore alle indicazioni che venivano date e complimenti alle autorità che hanno guidato con sapienza e vigore tutta l’operazione. Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia soprattutto in questa nuova fase.

Allora facciamo tesoro dell’esperienza fatta, anzi cogliamo l’occasione per mettere in atto un modello di sviluppo che non sia a spese del Creato, che lo rispetti e rispetti l’uomo, i suoi diritti, la sua dignità; riflettiamo sul nostro ruolo e sulla potenza di essere noi, goccia del mare, a poter fare la differenza.

Sembra che tutto il mondo ultimamente sia un’unica Taranto, mi è capitato di dirlo altre volte, che le nostre angustie tarantine d’improvviso riguardino il mondo intero anche se con modalità differenti. Che la provvidenza voglia in questo momento storico farci diventare anche modello positivo per il cambiamento di rotta! Questa è la mia preghiera ogni giorno, la nostra responsabilità, la sfida che non possiamo perdere. In questo compito ci aiuti il nostro San Cataldo!