23 febbraio 2019

Sabato sera in Concattedrale il “sì” di sei nuovi sacerdoti

Il racconto della loro storia vocazionale

L’ordinazione sacerdotale di Luisantonio Antonazzo, Marcello Lacarbonara, Damiano Nigro, Marco Peluso, Ezio Sgobio e Francesco Venuto, giorno 23 febbraio. Il racconto della loro storia vocazionale

Sabato 23 alle ore 18 in concattedrale l’Arcivescovo monsignor Filippo Santoro ordinerà sei nuovi sacerdoti: Luisantonio Antonazzo, Marcello Lacarbonara, Damiano Nigro, Marco Peluso, Ezio Sgobio e Francesco Venuto. A loro abbiamo chiesto le impressioni su questo momento così importante per la loro vita (oltre che per la comunità diocesana) che corona un lungo cammino di formazione e di discernimento.

Luisantonio Antonazzo
Luisantonio Antonazzo (per gli amici Lúis) è originario di Grottaglie, dov’è nato il 30 maggio del 1989 da Arcangelo, pensionato dell’Augusta, e Giovina, bracciante agricola. Sin da piccolo ha frequentato la chiesa madre dell’Annunziata, più per abitudine (ammette) che per convincimento. Il suo cammino di fede ha avuto una svolta a 15 anni con la visita al monastero delle clarisse, che così descrive: «Vi passai davanti, come ogni giorno, ed ebbi improvviso il forte desiderio di entrare. Mi raccolsi in preghiera davanti al Santissimo e fu allora che compresi che Gesù era una persona viva e che mi amava. E la mia vita, di conseguenza, cambiò».
Don Luis cominciò a recarsi più spesso, con diverso atteggiamento. in chiesa madre. Incuriosito, l’allora parroco, don Domenico Lorusso, gliene chiese il motivo e, appresolo, capì il progetto di Dio su quel ragazzo, consigliando di continuare a pregare per avere più luce. «Al quarto superiore, al Cabrini, feci l’esperienza del seminario minore, ma ne uscii perché innamorato di una ragazza – racconta – Col tempo capii che il mio cuore non era fatto per una sola persona ma che aveva un respiro molto più grande». Ne ebbe conferma in un pellegrinaggio ad Assisi assieme a don Lucangelo De Cantis. «Ci fermammo in raccoglimento alla Porziuncola quando una ragazza disabile mi chiese di insegnarle a pregare per ottenere l’indulgenza – riferisce – Sentii forte l’amore di Dio: era il segno che cercavo. Lasciai la fidanzata e, dopo il vocazionale, entrai nel seminario regionale di Molfetta».
Sin dall’accolitato don Luis collabora al Carmine di Grottaglie con don Ciro Santopietro. Racconta: “In questo tempo mi ha edificato la benedizione delle case, il contatto con le famiglie e in particolare i sacrifici che fanno quelle meno abbienti per andare avanti. Resto inoltre colpito dai colloqui con gli ammalati, per la fede che spesso mi dimostrano, e in particolare da quelli più giovani, da cui traspare serenità nonostante non possano fare programmi per il futuro. Da questo comprendo il grande dono della vita”. Il giovane evidenza l’importanza della comunione con i sacerdoti, che lo sostengono nei momenti di solitudine e lo indirizzano con tanta saggezza. “Ringrazio Dio – conclude – per questa parrocchia, quasi un’isola felice per i tanti giovani che danno il loro contributo alla crescita della vita comunitaria e del territorio. Molto è merito di don Ciro, che segue tutti con pazienza e grande amore e che non fa mai mancare il suo prezioso consiglio”.

Marcello Lacarbonara
Don Marcello Lacarbonara, 36 anni, proviene dalla San Francesco d’Assisi di Martina Franca. Eccone la storia vocazionale: “Negli anni del catechismo, guardando il film “Fratello sole, sorella luna”, rimasi affascinato dalla figura di San Francesco. Iniziai a interrogarmi sul mio futuro, chiedendomi se la mia strada fosse quella del sacerdozio. Partecipai agli incontri vocazionali con don Marcello Acquaviva ma volli procrastinare la mia entrata in seminario”. Dopo il diploma al “Don Milani” con la qualifica di tecnico dell’impresa turistica, Marcello decise di entrare fra i frati minori conventuali a seguito dell’incontro con fra Giuseppe De Stefano, di Assisi, giunto a Martina per l’inaugurazione del monumento a San Francesco, e i colloqui con fra Michele Pellegrini, allora responsabile della pastorale giovanile dei frati conventuali di Puglia. Il 15 novembre del 2001 iniziò il postulandato a Copertino, proseguendo il cammino a Osimo e poi ad Assisi. “Poi presi un periodo di riflessione fuori dalla comunità e mi trasferii ad Ancona dove lavorai in diverse aziende – continua – Nel luglio 2007 tornai a Martina con l’interrogativo irrisolto della vocazione. Una suora della Consolata mi aiutò a far chiarezza in me, consigliandomi un colloquio con don Giovanni Chiloiro, allora rettore del seminario minore, che mi seguì per circa tre anni. Compresi la mia strada ed entrai così al seminario regionale di Molfetta”. Dall’ottobre 2017 don Marcello ha svolto il ministero pastorale allo Spirito Santo, curando la liturgia e affiancando l’Acr e gli scout. “Ho effettuato anche la benedizione delle case, constatando che tanta gente ha bisogno di incontrare Cristo e di comprendere il significato della propria vita alla luce della sua Parola”. In modo particolare don Marcello quotidianamente ha visitato gli ammalati nella clinica “Bernardini”, portando loro conforto e la Comunione: “È un servizio in cui ho dato tutto me stesso, ricevendo più di quello che sono riuscito a donare”. Dallo scorso settembre il futuro sacerdote opera in San Francesco de Geronimo, ai Tamburi, in una comunità molto vivace, seguendo i giovani, gli scout, i ministranti e gli adulti che si preparano alla Cresima. “Molti giovani purtroppo si sono allontanati dalla parrocchia; cerco di favorirne il ritorno attraverso il contatto con le scuole e lavorando sul territorio. Ritengo tale abbandono sia causato soprattutto dai genitori, che in genere non danno importanza alla fede. Ritengo perciò che sia opportuno lavorare molto sulla pastorale delle famiglie, che incontro nella benedizione delle case. Occorre portare il Vangelo da innamorati di Gesù consumando la suola delle scarpe”.

Damiano Nigro
Nato a Grottaglie l’1 ottobre del ’91, don Damiano ha preso consapevolezza della chiamata al sacerdozio a 17 anni, frequentando la chiesa della Madonna del Rosario a Grottaglie, sotto la guida del parroco don Ciro Monteforte e supportato dall’esempio dei genitori: Francesco (da dodici anni in Cielo) e Giuseppina. Il 10 settembre del 2007 entrò a far parte della comunità educativa nel seminario arcivescovile, frequentando nel contempo il liceo psico-pedagogico “Vittorino da Feltre”. Dopo la morte del padre, si trasferì con la famiglia a San Marzano di San Giuseppe, iniziando una nuova esperienza di vita e inserendosi in un contesto parrocchiale dapprima come ministrante, poi nel gruppo giovani e infine come collaboratore del parroco don Cosimo Rodia, con il quale ha maturato un sincero rapporto filiale e di aiuto vicendevole. Racconta: “L’intensa vita nel seminario minore e l’avvincente lavoro nella mia parrocchia mi hanno dato modo di comprendere la grande ricchezza della vita comunitaria e la bellezza dell’amore e del servizio alla Chiesa. Il seminario è stato per me il luogo, per meglio dire il tempo in cui il Signore ha visitato e redento la mia vita”.
Successivamente don Damiano ha completato la sua formazione al Pontificio Maggiore di Molfetta, dove ha approfondito l’autenticità della vocazione al presbiterato. Dopo un intenso biennio di discernimento, servito a consolidare la sua umanità e la conoscenza della fede, e il triennio formativo di formazione diretta al ministero ordinato, il giovane ha definitivamente scelto di professare il suo “si” davanti a Dio e alla comunità diocesana. Dal settembre dello scorso anno il giovane opera proprio nella parrocchia d’origine, a San Marzano di San Giuseppe, affiancando don Cosimo Rodia. “In questo periodo – dice – sono stato particolarmente vicino agli ammalati e alle famiglie nel bisogno, materiale e spirituale, prendendone a cuore, come meglio ho potuto, i problemi. In quest’opera mi è stata utile l’esperienza al centro di accoglienza notturno, ai cui ospiti ho cercato di dare una parola di speranza.
In modo particolare il futuro sacerdote sta seguendo i giovani della parrocchia, alternando momenti formativi e di convivialità. Essendo del luogo e quindi conoscendo un po’ tutti, don Damiano spiega che lo sforzo più grande è consistito nel non far confondere il ruolo di consacrato con quello di amico di molti di coloro che segue spiritualmente, per evitare di compromettere l’esito del suo lavoro che sta dando frutti positivi.

Marco Peluso
Nato a Taranto l’11 agosto del ’92 (suoi genitori sono Enzo, arsenalotto, e Lucia, casalinga), don Marco Peluso ha frequentato sin da piccolo la parrocchia dello Spirito Santo, facendo parte del gruppo dei ministranti e, negli anni in cui studiava al liceo classico Quinto Ennio, partecipando alle varie attività. Ha maturato gradatamente la scelta di dedicare la vita al Signore e al prossimo grazie ai consigli e al discernimento dei parroci che vi si sono succeduti: don Ciro Santopietro e successivamente don Martino Mastrovito.
Importante è stato il percorso dell’anno vocazionale al seminario di Poggio Galeso, sotto la guida del rettore mons. Giovanni Chiloiro. “I miei genitori non seppero nulla della scelta di vita che mi accingevo a compiere – racconta – Perciò all’inizio restarono un po’ spiazzati quando seppero che avrei voluto intraprendere il cammino per il sacerdozio. Dopo l’iniziale disappunto però non mi hanno mai fatto mancare il loro appoggio e adesso sono contenti”.
Durante la frequenza al seminario regionale di Molfetta, il giovane ha potuto consolidare la vocazione nel rapporto con gli altri e soprattutto nella preghiera, aiutato dalla guida dei rettori mons. Luigi Renna e mons. Gianni Caliandro, degli educatori don Antonio Andriulo e don Michele Bernardi e dei padri spirituali mons. Giuseppe Favale e don Giuseppe D’Alessandro, già parroco in concattedrale.
Dal 2 ottobre 2017 don Marco vive i primi passi della sua esperienza pastorale nella parrocchia di San Roberto Bellarmino, collaborando con il parroco don Antonio Rubino e il suo vicario don Riccardo Milanese. “L’aspetto più importante vissuto in questo anno di diaconato – racconta – è stato quello dell’incontro con la gente (in chiesa e nella benedizione delle case) e con gli ammalati, come il servizio nei turni pomeridiani e notturni al centro di accoglienza ‘San Cataldo vescovo’, dove c’è stato il contatto con ogni genere di sofferenza, cui rispondere con il sorriso, segno di amicizia, e la parola di consolazione. Sicuramente questo impatto con la vita reale in tutti i suoi aspetti mi ha fatto crescere”.
“Per tutto ciò – conclude – ringrazio don Antonio e don Riccardo che mi hanno accompagnato con la loro saggia guida e il loro affetto, don Martino per il suo sostegno così come tutti i confratelli sacerdoti che mi hanno fatto comprendere la bellezza del presbiterio”.

Ezio Sgobio
Don Ezio Sgobio, 34 anni, è figlio di Francesco (già dipendente Ctp) e di Dolores (maestra elementare in pensione); è originario di Montemesola e sin da bambino ha frequentato la chiesa madre come ministrante e poi come animatore dell’oratorio sotto la guida dell’allora parroco don Antonio Piccinni, al quale deve i primi passi verso il sacerdozio. Diplomatosi all’istituto tecnico commerciale Pertini di Grottaglie e dopo piccole esperienze lavorative, a 21 anni si è arruolato in Aeronautica, dov’è rimasto cinque anni. In quel periodo ha vissuto la quotidianità come i suoi coetanei con un posto fisso (le uscite con gli amici, l’auto nuova ecc.), vivendo però una certa inquietudine, da cui ne è uscito grazie a un cammino spirituale e l’accompagnamento di diversi sacerdoti, che hanno scorto in lui segni della chiamata. Ancora in servizio, don Ezio è stato seguito da don Franco Castellana. In seguito, usufruendo delle ferie accumulate, ha iniziato il cammino vocazionale insieme ad altri giovani; successivamente, messosi in aspettativa di un anno, ha intrapreso l’anno propedeutico. Congedatosi, è entrato in seminario a Molfetta. Prima dell’ordinazione diaconale, don Ezio è stato collaboratore alla Madonna delle Grazie a Carosino e, dopo un breve periodo in chiesa madre a Montemesola, sta esplicando il suo ministero nelle parrocchie di Santa Maria del Galeso e di San Giuseppe Moscati.
Racconta: “Importante in questo periodo è la bella esperienza di fraternità sacerdotale che vivo non solo in canonica col parroco don Salvatore Magazzino e col vice parroco don Giovanni Nigro che mi accompagnano con premura, ma anche con i sacerdoti che pranzano con me nel seminario minore e con quelli della vicaria. Meravigliosa anche l’esperienza con gli ammalati con i quali mi porgo semplicemente in ascolto, cercando di entrare in empatia con i loro sentimenti. Da queste esperienze ti accorgi che è possibile osservare le cose semplici con un sguardo grande, capace di abbracciare l’essenziale e il mondo intero. In questo servizio mi sono state utili le precedenti esperienze al Don Guanella, al Cottolengo e alla Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie. Mi sono inoltre trovato bene nel contatto con i giovani dove ho cercato di gettare nel loro cuore il seme della fede, certo che il Signore lo farà germogliare a tempo debito”.
“Fra gli abitanti del Paolo VI (quartiere che ha grande voglia di vivere) – conclude – ho trovato accoglienza calorosa e nel contempo discreta. Soprattutto nella benedizione delle case ho incontrato tante giovani coppie apparentemente lontane dalla Chiesa e che invece attendono solo qualcuno che non le giudichi e le accolga, spronandole ad aprirsi a Dio, che ringrazio infinitamente per avermi donato tutto ciò”.

Francesco Venuto
Don Francesco è nato il 12 agosto del ’91 a Sondrio da papà Claudio (elettrotecnico) e mamma Anna (casalinga). Dopo due anni, la sua famiglia è tornata a Taranto per il nuovo lavoro del padre, quale impiegato tecnico al “Pacinotti”. Nell’adolescenza è stato sempre partecipe alla vita della sua parrocchia, quella del Cuore Immacolato di Maria. Ha avvertito la chiamata al sacerdozio attorno ai 17 anni durante un viaggio In Terrasanta. Provvidenziale è stato l’incontro con un frate cappuccino della San Lorenzo da Brindisi che gli ha permesso di comprendere la chiamata al sacerdozio. Trasferitosi con la famiglia a Taranto 2, don Francesco ha frequentato la parrocchia Spirito Santo, affidandosi alla guida del parroco don Martino Mastrovito, che lo ha spronato a partecipare all’anno vocazionale al seminario di Poggio Galeso. Quindi, dopo l’anno propedeutico, c’è stata l’entrata al Teologico di Molfetta.
Don Francesco giunge all’ordinazione sacerdotale dopo aver maturato esperienze di servizio in alcune parrocchie che lo hanno arricchito sotto diversi aspetti: dal Carmine di Taranto, con la guida di un liturgista di prim’ordine quale don Marco Gerardo, dove ha imparato la bellezza dell’incontro con le persone, a quelle di San Francesco De Geronimo e del Sacro Cuore, caratterizzate da situazioni ambientali alquanto difficili. “Nella comunità dei Tamburi, quartiere com’è noto fortemente colpito dall’inquinamento e dalla disoccupazione – racconta –don Nino Borsci mi ha permesso una esperienza ‘forte’ con gli ultimi: i tossicodipendenti della comunità di recupero Airone, gli immigrati, i poveri e gli ammalati. Nonostante i tanti problemi, i parrocchiani si donano generosamente, senza risparmio, impegnandosi in tante iniziative per il bene della comunità, terreno fertile per la nascita di tanto altro bene”. È abbastanza simile la situazione riscontrata nella sua attuale comunità, quella del Sacro Cuore, a Taranto, dove don Francesco ha trovato grande risposta ed entusiasmo, sentendosi così spinto a dare tutto se stesso per una forte esperienza di servizio. “Qui ho potuto mettere a frutto i doni del Signore, consentendo a me e a quanti incontro di essere continui generatori di amore – continua – Mi ha arricchito il rapporto di fraternità con il mio parroco don Luigi Larizza e quello con i giovani che, ben stimolati, operano proficuamente per la crescita della parrocchia”.